Libri – Paolo Caressa, “Ignoranza artificiale”

Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è tornata prepotentemente alla ribalta ed è probabilmente la locuzione più usata (e abusata) nelle conversazioni sui social. Già negli anni ‘60 e poi negli anni ‘80 se ne era parlato molto, ma la tecnologia all’epoca non era stata in grado di mantenere quel che prometteva. Oggi la nuova ondata di AI si è rivelata invece uno tsunami: la pubblicazione, a partire dal 2022, di piattaforme che offrono “chatbot” di conversazione di livello mai visto prima, come ChatGPT, ha consentito a chiunque di prendere contatto con questo mondo ed esplorarne i lati luminosi e oscuri.

Per molte persone, ormai, ChatGPT (o qualche suo cugino come Gemini, Claude, DeepSeek etc.) ha preso il posto dei motori di ricerca, di Wikipedia e di altre fonti, più o meno affidabili, di informazioni sul Web. C’è chi usa questi modelli per farsi aiutare nel comprendere documenti, nel trovare informazioni ma, ovviamente, possono essere usati per scopi tutt’altro che innocenti, come la produzione di fake news e altro. In generale, come un tempo era per la televisione, poi per il Web, poi per i social, ora si tende a chiedere tutto alle AI generative, sapendo che queste risponderanno sempre, in modo cortese e con grande proprietà di linguaggio.

Un po’ come avere qualcuno che ha letto di tutto, anzi proprio tutto, a disposizione per chiedergli qualsiasi cosa: l’effetto è inevitabilmente quello di sentirsi in cima al monte dell’intera conoscenza umana e, in qualche senso, è così. Ma i filosofi ormai da millenni ci ammoniscono che la conoscenza umana, l’unica dalla quale ChatGPT e soci possono attingere la loro, è solo una precaria zattera nell’immenso oceano dell’ignoranza. Quest’ultima potrebbe essere considerata il tratto distintivo dell’essere umano, naturalmente intendendo con ignoranza quel che si sa di non poter conoscere.

In questo libro (uscito proprio in questi giorni per i tipi di Apogeo editore) Caressa si chiede se esista qualcosa che anche le macchine non possono conoscere e quale sia, in generale, il significato da attribuire al termine “conoscenza”, e per converso “ignoranza”, se riferito a queste apparentemente onniscienti intelligenze artificiali generative.

Nel libro si delineano alcuni percorsi, che sono poi quelli che hanno consentito la creazione di queste creature artificiali e apparentemente intelligenti, per comprendere come oggi sia stato possibile costruire sistemi informatici, per quanto smisuratamente complessi, costosi e, ahinoi, energivori, in grado di simulare il linguaggio umano come e meglio della media degli esseri umani. Le storie che si raccontano, e che si focalizzano principalmente nell’epoca moderna, da Cartesio a Turing potremmo dire, offrono anche il destro all’esposizione divulgativa di alcuni concetti della logica, della probabilità e dell’informatica che sono alla base delle tecnologie contemporanee di intelligenza artificiale generativa. A quest’ultima in modo esplicito sono dedicati i due ultimi capitoli, sui sette totali, che si concludono con alcune riflessioni e suggerimenti su come possiamo rapportarci, senza rifiuto né cieco abbandono, con queste macchine apparentemente prodigiose, ma forse troppo poco consapevoli della propria ignoranza per poter essere a loro volta definite come umane.

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