Il fascismo era un problema. Anche a scuola

Se vi arrivasse l’invito a una mostra su “I Problemi del fascismo” probabilmente pensereste al confino, alla guerra, ai campi di prigionia o ad altre questioni più particolari ma quasi sicuramente non ai problemi di matematica. E anche se vi arrivasse l’invito a una mostra su “I problemi di aritmetica del fascismo” non pensereste mai ai problemi di matematica del Sussidiario della scuola elementare. Invece a Viadana, in provincia di Mantova, il museo MuVi ha appena proposto in collaborazione con l’Anpi cittadina una mostra prodotta dall’Istituto “Cervi” di Reggio Emilia proprio sui problemi di matematica che, fra il 1925 e il 1943, i bambini della scuola elementare italiana si sono trovati sul loro libro di scuola. Una mostra che da qualche anno va girando per le scuole non solo lombarde e che è una vera scoperta anche per chi con la scuola lavora e vuol credere che sia più difficile “ideologizzare” la matematica piuttosto che la storia o la letteratura. Invece i pannelli di questa esposizione mostrano bene come si possa trasformare la regina delle scienze in uno dei tramiti attraverso cui far passare anche nella scuola elementare una particolare visione del mondo, in questo caso quella fascista. Nel 1930, il tentativo di fascistizzare la scuola aveva portato alla costruzione del “Libro unico di Stato”. L’elaborazione della parte dedicata all’aritmetica era stata affidata nella prima edizione a Gaetano Scorza, docente di geometria analitica all’università di Napoli e membro del Consiglio superiore dell’educazione nazionale. Difficile, se non impossibile, trovare nelle sue pagine concessioni al clima imperante: Scorza è uno di quei matematici che della matematica ama soprattutto il valore culturale di cui è portatrice, un valore del tutto sganciato dalle applicazioni concrete in cui il cittadino la può effettivamente incontrare. Tuttavia, la matematica come gioco intellettuale – i maestri lo sanno – molto spesso non affascina i bambini che invece si interessano soprattutto alla sua dimensione pratica. Una presentazione “astratta” ha dunque bisogno di tutta una serie di sussidi didattici che sostengano l’apprendimento e che, loro sì, ben si prestano a trasmettere il messaggio politico. Che siano eserciziari o libri delle vacanze o testi curati da associazioni varie come, in questo caso, l’Opera Nazionale Balilla, tutti raccontano la matematica scolastica come una materia ideologicamente schierata. Paola Longari, una delle professoresse che nella mostra ha fatto da guida a ragazzi di ogni età, racconta che anche i più piccoli della scuola secondaria di I grado si sono lasciati coinvolgere nella “caccia” al modello culturale che stava sotto agli esercizi. Facile cominciare osservando che ci sono i “problemi per le bambine”. Provate a indovinare che cosa facevano le bambine e le maestre in un periodo in cui i bambini dovevano imparare necessariamente ad essere “veri” uomini e bravi soldati. Ecco qui: “In una scuola elementare di Roma, maestre ed alunne prepararono per i difensori della patria 450 pacchi. Ogni pacco conteneva una maglia di lana da 4 hg, un paio di mutande di ugual peso, un paio di calzettoni, una sciarpa e una panciera pesanti complessivamente kg 0,3, un paio di guanti da g 50 e un passamontagna dello stesso peso. Quanti kg di lana in un pacco? Quanti in tutto?”. O anche: “La maestra ha incaricato 4 Piccole Italiane di preparare in palestra la tavola per la refezione ai bambini poveri. Essendo aumentato il numero di questi, la maestra aggiunge alle prime 4 altre 3 Piccole Italiane. Quante sono ora le Piccole Italiane incaricate della refezione?”. Le operazioni aritmetiche, comprese le sottrazioni, non hanno colore politico ma se il problema è questo: “I figli del Duce. Il maggiore dei figli del Duce, Vittorio, ha 15 anni, il più piccolo, Romano, ne ha 5. Di quanti anni Vittorio è più grande di Romano?”, nasce in modo naturale il dubbio di essere di fronte a un tentativo di inizio di culto della personalità che in prospettiva annullerà la responsabilità individuale. Può darsi che il prossimo problema sembri oggi un po’ sopra le righe ma toglie ogni dubbio su che cosa si dovesse intendere per “aderenza allo spirito fascista” anche dei libri di matematica: “I comunisti, perché hanno poca voglia di lavorare, guadagnano al giorno Lire 8 e i fascisti guadagnano Lire 15 al giorno. Chi guadagna di più?”. Si vorrebbe uscire dalla mostra con la sensazione che si tratti solo di storia passata, ma in realtà si esce con il desiderio di guardare un po’ dall’esterno anche quello che insegniamo oggi: non sempre la matematica è una scienza neutra.

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